Il Proactive Advertising: la pubblicità che “ti guarda”

Dal Media Lab del MIT un software riconosce i movimenti del volto

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schermi_digitali
centrocomputer.it
minory _report, close-up
freshplaza.it

La metodologia di advertisement denominata Proactive Advertising sembra essere uno degli ultimi assi nella manica tirati fuori dal web marketing per fa salire vertiginosamente il numero dei potenziali clienti catturati da una pubblicità che li guarda e sa ciò che vogliono. Ebbene si, sembrerebbe infatti che  l’intuizione avuta da Spielberg nel film Minority Report, quando il protagonista Tom Cruise guarda degli schermi che gli fanno lo scanner della retina presentandogli pubblicità fatte a misura per lui, e chiamandolo anche per nome, non sia più così lontano da ciò che i geni del marketing hanno ideato. In futuro le espressioni del volto di fronte alla pubblicità potrebbero essere usate per creare sponsor mirati e capaci di soddisfare le specifiche esigenze dei consumatori. Realizzare lo spot perfetto sara facile: basterà… spiare la faccia degli utenti. I ricercatori del Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology, USA) hanno sviluppato un software che riconosce come i muscoli del volto si muovono in risposta a un video, classifica le espressioni considerate positive, come i sorrisi, e in base ai risultati predice quale pubblicità piacerà di più ai consumatori.

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notizievangeliche.com

Quello di cui si parla nel concreto, è la realizzazione di schermi digitali ad alta tecnologia capaci di effettuare il riconoscimento di chi guarda mediante l’utilizzo di una microtelecamera posizionata dentro o a breve distanza dal cartello pubblicitario che riprende il volto immagazzinando le informazioni relative a forma, colori e velocità di movimento. La fase della sperimentazione è in stato molto avanzato e i test hanno dimostrato che il sesso viene accertato correttamente nell’85-90%  dei casi comparando zigomi, labbra e la distanza fra le ciglia con immagini di uomini e donna immagazzinate nella memoria della microtelecamera. Nel caso dell’età, la tecnologia deve essere ancora perfezionata, basandosi soprattutto sulla velocità di movimento delle persone. Al momento permette solo di distinguere un adulto da un bambino. Nelle località dove gli schermi digitali hanno già debuttato – i centri commerciali di Winston-Salem, in North Carolina, Pittsburgh, in Pennsylvania, e St Louis, in Missouri – quando i cartelloni “vedono”un uomo mostrano pubblicità di prodotto maschili come i rasoi, se si tratta di donne passano ai cosmetici e se invece hanno davanti bambini proiettano videogames. In alternativa vi sono gli schermi affittati da singole aziende che, nel caso del settore automotive, accolgono gli uomini mostrando pubblicità di auto da corsa o di moto mentre se si tratta di donne e bambini allora le immagini sono di comodi minivan. Oltre ad agire per la proposizione di pubblicità mirata in tempo reale, il tutto permette di registrare  i dati per analisi successive, il che rappresenta una indagine di mercato dal valore notevole per i pubblicitari che vogliono sapere quando efficacemente stanno raggiungendo il loro target.

Si è di fronte ad un fenomeno che consente di riconoscere la nascita di una “pubblicità intelligente”che va incontro al consumatore sapendo di chi si tratta.

Non mancano tuttavia  gli attivisti dei gruppi per le libertà civili, come nel caso di Lee Tien, consulente legale della Fondazione Electronic Frontier di San Francisco, secondo cui “lo sviluppo di queste tecnologie porta a una erosione della privacy dei cittadini”. Per rispondere a tali obiezioni, i produttori degli schermi proattivi, come i francesi di Quividi e i newyorkesi di Studio Imc, assicurano che le informazioni raccolte guardando i consumatori “non saranno accumulate nella memoria in maniera permanente”. Ma per Harley Geoger, del Center for Democracy and Technology di Washington, non è abbastanza: “I consumatori devono essere messi al corrente quando le loro immagini vengono adoperate, bisogna studiare una nuova generazione di tutele legali di fronte al proliferare di tali tecnologie”ha detto al Globe and Mail, immaginando la possibilità di segnalare la presenza delle minitelecamere.

Ma per i pubblicitari sarebbe negativo tutto ciò in quanto perché spingerebbe i consumatori ad allontanarsi.

  header imagine credits:centrocomputer.it
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Francesca Granatiero nasce a San Giovanni Rotondo, classe 1988. Frequenta il Liceo Scientifico a Manfredonia per poi intraprendere, conseguito il diploma, la facoltà di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Iscrittasi al corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale presso lo stesso Politecnico di Bari consegue il titolo di Esperto in sistemi (SGA) per la gestione delle PMI. Diventa referente e scrittrice per la rivista Close-up Engineering nel settembre 2014 ad oggi. Consegue la laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale nel dicembre 2015. Pur avendo un’impronta scientifica e assorta nell’ affascinante mondo dell’ingegneria, è molto appassionata di letteratura classica. D’indole “sognatrice” nel tempo libero ama leggere e viaggiare.

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