Obsolescenza programmata: cos’è e come difendersi

L'obsolescenza programmata per sostituire i beni industriali sul mercato

0
22587
rifiuti, Close-up Engineering
hi-tech leonardo.it
tempo, Close-up Engineering
ilcambiamento.it

Con l’espressione obsolescenza programmata ci si riferisce al processo mediante il quale, nelle moderne società industriali, vengono suscitate nei consumatori esigenze di accelerata sostituzione di beni tecnologici o appartenenti ad altre tipologie. Tale processo viene attivato dalla produzione di beni soggetti a un rapido decadimento delle proprie funzionalità, e si realizza mediante opportuni accorgimenti introdotti in fase di produzione ( utilizzo di materiali di scarsa qualità, pianificazione di costi di riparazione superiori a quelli d’acquisto, ecc.), nonché mediante la diffusione e pubblicizzazione di nuovi modelli ai quali sono apportate modifiche irrilevanti sul piano funzionale, ma sostanziali su quello formale.

I metodi noti con i quali viene attivato il processo riguardano l’utilizzo di componenti facilmente deteriorabili o talvolta l’utilizzo di sistemi elettronici creati ad hoc. In pratica i prodotti si guastano una volta scaduto l’eventuale periodo di garanzia e sono generalmente realizzati in modo che i costi di riparazione risultino superiori a quelli di acquisto di un nuovo modello. Questi accorgimenti progettuali e produttivi sono supportati anche da campagne pubblicitarie volte a proporre e valorizzare nuovi modelli, non necessariamente migliori ma semplicemente più moderni, al fine d’invogliare il consumatore a sostituire il vecchio prodotto con uno nuovo. Se l’unico accorgimento per rendere obsoleto un prodotto prima del tempo è preso dalla pubblicità allora si può parlare di obsolescenza percepita o simbolica.

 

ecologia
unicouniverso.altervista.org

Tuttavia, costruire oggetti in modo che si rompano dopo un tempo determinato dal produttore potrebbe essere reato. In Francia si riaccende il dibattito dopo l’approvazione di un emendamento di tre parlamentari ecologisti. Com’è già successo in passato, forse però, la legge non vedrà mai la luce a causa dell’opposizione degli industriali. Sarà molto difficile che l’emendamento approvato a fine settembre dalla commissione speciale per l’energia dell’Assemblée Nationale resista all’esame dell’aula. L’iter del provvedimento sarà lungo e travagliato e l’emendamento probabilmente avrà vita breve, ma è comunque un segnale molto forte spedito al settore industriale.

L’obsolescenza programmata sembrerebbe dunque, essere addirittura un reato punibile fino a due anni di reclusione, oltre che con una multa fino a 300mila euro. Cioè, chiunque produca oggetti in modo da farli durare poco si renderebbe responsabile di truffa ai danni dei consumatori, sostengono i deputati Eric Alauzet, Denis BaupinCècile Duflot. Il concetto è che ci si è resi conto  di non potersi permettere l’obsolescenza programmata, per esigenze di sostenibilità economica e ambientale.

Pochi però, quasi nessuno probabilmente, conoscono la vera storia dell’obsolescenza programmata e sanno che la sua attuazione è da quasi un secolo una precisa strategia produttiva che trova riscontro nel meticoloso lavoro di stuoli di ingegneri e ricercatori, ma anche in documenti, verbali e relazioni di cartelli organizzati appositamente per scandire i tempi di avvicendamento dei prodotti immessi sul mercato.

È stato a tal proposito realizzato un documentario regista spagnola Cosima Dannoritzer intitolato Comprar, tirar, comprar – La historia segreta de la obsolescencia programada. Il film si apre con la scena di un ragazzo, Marcos, alle prese con una stampante che misteriosamente smette improvvisamente di funzionare; tre diverse assistenze gli consigliano di comprare un apparecchio nuovo, dato che il suo costo sarebbe di gran lunga inferiore rispetto alla riparazione. Una ricerca in rete svela però i primi piccoli segreti che hanno reso prematuramente obsoleta la macchina: un particolare chip infatti legge il numero di passaggi delle testine e dopo un quantitativo predeterminato di stampe ne causa il blocco. Durante il documentario, fra un filmato e l’altro, l’autrice ci tiene aggiornati sulle vicende di Marcos fino alla scena conclusiva: il ragazzo scarica un semplicissimo software gratuito da un sito russo che resetta il contatore e riattiva la stampante.

Una ricerca in rete svela però i primi piccoli segreti che hanno reso prematuramente obsoleta la macchina: un particolare chip infatti legge il numero di passaggi delle testine e dopo un quantitativo predeterminato di stampe ne causa il blocco. Durante il documentario, fra un filmato e l’altro, l’autrice ci tiene aggiornati sulle vicende di Marcos fino alla scena conclusiva: il ragazzo scarica un semplicissimo software gratuito da un sito russo che resetta il contatore e riattiva la stampante. L’immagine forse più emblematica di questa case history è quella che raffigura la pagina di un manuale tecnico che Marcos, spulciando internet, è riuscito a reperire, su cui è chiaramente riportato che la macchina è stata progettata per stampare diciottomila pagine e una volta esaurito questo quantitativo si deve bloccare. Dannoritzer ripercorre la storia dell’obsolescenza programmata, spiegando come e perché a un certo punto si è deciso di accorciare scientificamente il ciclo di vita di molti oggetti. Uno dei casi più eclatanti è quello della classica lampadina a incandescenza. Fu un successo quando, nei primi anni del secolo, vennero realizzate delle lampadine in grado di funzionare per mille ore.

 Imagine credits header :hi-tech.leonardo.it

 

 

 

SHARE
Previous articleCookie: una minaccia per la privacy e la sicurezza sul web
Next articleLa storia della stampa 3D
Francesca Granatiero nasce a San Giovanni Rotondo, classe 1988. Frequenta il Liceo Scientifico a Manfredonia per poi intraprendere, conseguito il diploma, la facoltà di Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Bari. Iscrittasi al corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale presso lo stesso Politecnico di Bari consegue il titolo di Esperto in sistemi (SGA) per la gestione delle PMI. Diventa referente e scrittrice per la rivista Close-up Engineering nel settembre 2014 ad oggi. Consegue la laurea in Ingegneria Gestionale Magistrale nel dicembre 2015. Pur avendo un’impronta scientifica e assorta nell’ affascinante mondo dell’ingegneria, è molto appassionata di letteratura classica. D’indole “sognatrice” nel tempo libero ama leggere e viaggiare.

LEAVE A REPLY