L’idea Helperbit nacque nel 2014, alla luce degli scandali sulla gestione dell’emergenza in seguito al terremoto a L’Aquila del 2009: i 5 milioni di euro raccolti tramite SMS non arrivarono mai direttamente ai terremotati ma servirono per costituire un Consorzio finanziario con un Fondo di garanzia: un progetto di microcredito gestito da enti locali, banche e Caritas, con costi di gestione alti e tempi lunghi di attuazione.

Non fu l’unico caso; situazioni simili si verificarono anche negli anni successivi in altre regioni, molti fondi si dispersero tra le trafile burocratiche e qualcuno fu indagato per aver contribuito a una raccolta fraudolenta e dalle modalità poco chiare. Tali avvenimenti hanno inevitabilmente contribuito a far crescere lo scetticismo e la sfiducia nei donatori: molti utenti non si fidano perché non hanno idea di dove finisca il loro denaro.

Helperbit, quindi, si propone di rivoluzionare il crowdfunding, gestendo il flusso degli aiuti umanitari all’insegna della trasparenza e della tracciabilità. Tale piattaforma rende trasparenti le singole transazioni in bitcoin e garantisce la completa tracciabilità del denaro. Infatti, il meccanismo di funzionamento alla base della piattaforma è la tecnologia Blockchain che possiede caratteristiche come:

  • affidabilità (dando a tutti i partecipanti una parte di controllo della catena è un sistema più “democratico”, più sicuro e affidabile)
  • trasparenza (le transazioni effettuate sono visibili a tutti i partecipanti, garantendo così trasparenza nelle operazioni)
  • irrevocabilità (le informazioni già inserite nella Blockchain non possono essere modificate quindi è possibile effettuare transazioni irrevocabili e allo stesso tempo più facilmente tracciabili).

Dunque, tramite il registro pubblico messo a disposizione dalla Blockchain, si tiene traccia di chi ha fatto la donazione, di chi l’ha ricevuta e in quale percentuale, così il donatore può risalire alla propria donazione e seguirne l’esito. Inoltre, attraverso grafi e geolocalizzazioni è possibile vedere come vengono allocati i soldi.

Gli utilizzatori ideali di Helperbit sono i singoli donatori, le ONG e le fondazioni che lanciano campagne di crowdfunding e le compagnie assicurative. L’utente singolo può iscriversi e scegliere se versare una somma di denaro a una ONG o, grazie al sistema peer-to-peer, direttamente ai singoli utenti danneggiati. Inoltre, può anche usufruire del denaro devoluto: se succede qualcosa nel territorio in cui si è registrato, la sua posizione sarà rilevata da tutti. Le ONG possono usare la piattaforma anche per ottenere più visibilità e per ricevere un training sulla tracciabilità delle transazioni in Blockchain. Una delle prime organizzazioni ad aderire a Helperbit è stata Legambiente, che dopo aver bandito una raccolta fondi per aiutare i giovani imprenditori del Centro Italia, ha affermato che la piattaforma ha offerto numerosi vantaggi in termini di sicurezza, tempi e costi. Infine, una compagnia assicurativa, può decidere di rendersi più trasparente permettendo all’utente di monitorare esattamente il flusso di denaro e di sapere quando e come riceverà il rimborso.

Helperbit, vincitrice di diverse competizioni internazionali e selezionata dalle Nazioni unite per il World Humanitarian Summit, è oggi un grande esempio di social innovation, di come la tecnologia può mettersi al servizio della società.

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